False identificazioni

false identificazioni_quartattenzione.net

Onorevole uomo vivo in corpo vivente di carne ossa e sangue, oggi provo a buttare giù due ragionamenti per ricapitolare la tua situazione “giuridica” nel contesto delle false identificazioni.
Converrai con me che un uomo che che sia veramente tale sa distinguere cosa è vero e reale da cosa non lo è.

Cosa un uomo non è

Poiché stiamo “ragionando” specificatamente sul tema “legge”, ovvero una specifica rappresentazione o interpretazione della realtà e non la realtà stessa, inizierò quindi con l’elencare cosa non è un uomo, per capire comprendere in quali false identificazioni rischia di incappare.

  1. un uomo non è il nome che lo indica: es. mario rossi
  2. un uomo non è la finzione giuridica creata sul nome che indica l’uomo: es. Mario Rossi
  3. un uomo non è una persona: es. MARIO ROSSI
  4. un uomo non è una persona fisica: es. MARIO ROSSI
  5. un uomo non è una persona giuridica: es. DITTA MARIO ROSSI
  6. un uomo non è il lavoro che fa: es. impiegato d’ufficio, dottore, avvocato, magistrato, muratore, ingegnere, astronauta, marinaio, elettricista, musicista, carabiniere, soldato, militare, militare in congedo, reduce di guerra, alpino, etc.
  7. un uomo non è la carica-ruolo che possiede nella società: es. sindaco, ufficiale di marina, maresciallo dell’esercito, tenente di vascello, ufficiale di stato civile, etc.
  8. un uomo non è i suoi titoli di studio: es. dottore in legge, dottore in geologia, geometra, ragioniere, etc.
  9. un uomo non è i titoli personali: es. Signore, Signor, Signora, etc.
  10. un uomo non è uno status politico: es. cittadino, elettore, votante, rifugiato politico, immigrato, civile, etc.
  11. un uomo non è un ruolo assegnato a una finzione che su di esso si fonda: es. imputato, testimone, colpevole, innocente, assolto, reo confesso, contumace, etc.
  12. un uomo non è un ruolo, né il sostantivo che individua i suoi atti: es. contribuente, mittente, destinatario, etc.
  13. un uomo non è i rapporti commerciali che intrattiene: es. debitore, contraente, mutuatario, azionista, correntista, etc.
  14. un uomo non è le licenze o autorizzazioni conferite a una finzione giuridica: es. conducente, autista, pilota, il cittadino, etc.
  15. un uomo non è una figura contrattuale: es. cliente, contraente, parte in causa, parte assicurata, gestore, utente, mutuatario, Public Transmitting Utility, bene pubblico, trust pubblico, trust, disposizione fiduciaria, disposizione fiduciaria fondiaria Cestui Que Vie, Cestui Que Vie ESTATE, et similia.
  16. un uomo non è le sue credenze religiose: es. cristiano, musulmano, battista, buddista, etc.
  17. un uomo non è il suo ruolo nella comunità religiosa: es. battezzato, prete, credente, religioso, laico, sacrestano, etc.
  18. un uomo non è gli appellativi che lo definiscoo nel bene e nel male: es. un gentile, uno stronzo, un bastardo, un angelo, un demonio, un signore, etc.
  19. un uomo non è l’indicazione della sua età: es. un bambino, un vecchio, un anziano, un ragazzino, un adolescente, etc.
  20. un uomo non è uno status civile: es. marito, consorte, moglie, figlia, figlio, puerpera, nonna, nonno, zio, nipote, cugino, parente, etc.
  21. un uomo non è un Trust: es. Eternal Essence, Io Sono, IO SONO, Eterna Essenza, un Italiano, ITALIANO, Giapponese, Francese, etc.

Il supermercato delle false identificazioni

Ecco che tutto l’elenco summenzionato contiente le principali figure in cui verrai tentato, istigato esortato spinto a identificarti a ogni pié sospinto nel corso della tua vita dagli agenti della corporation. Tutte rappresentazioni preconfezionate da supermercato del diritto.

In alcuni casi potresti cadere in false identificazioni precotte più raffinate, esotici trust creati ad hoc per farti cadere nuovamente in errore ma la sostanza non cambia.

Cosa un uomo è

Ora vediamo cosa è un uomo.
Un uomo è … quello che è o, se vuoi identificarti a un grado più restrittivo, tautologicamente parlando, uomo è soltanto un uomo.

Un agire inconsapevole

Purtroppo, è verosimile che tu abbia inconsapevolmente agito fino a ieri come dipendente Statale, Comunale, Governativo o persona giuridica di una data società di diritto privato. Ovvero potresti aver agito inconsapevolmente “impersonando” ciò che non sei. Vediamo una delle tante conseguenze di questo agire inconsapevole.

Conseguenze delle false identificazioni

Per fare questa analisi, premesso che conoscenza non è accettazione, devo nuovamente citare la COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA, ovvero il capitolato di questa società di servizi di diritto privato in parvenza di legge.
L’articolo 2, già visto più volte così recita:

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Puoi notare che questa corporation detta REPUBBLICA ITALIANA riconosce un’entità che chiama uomo e che a questo attribuisce un personalità ovvero la qualità di persona.

La persona è un attributo 

Quindi la persona, alias personalità, è un attributo chiaramente ricononosciuto dalla corporation e, come tale, subordinato ai diritti dell’uomo. Puoi quindi evincere facilmente che per questo motivo la persona è “cosa” distinta e distinguibile dall’uomo. A ben leggere si direbbe che all’uomo preso come singolo siano riconosciuti determinati diritti, laddove invece questi si aggrega in formazioni sociali tali diritti vengono invece attribuiti a quello che è già in sé un attributo stesso dell’uomo, la personalità.

Schematizzando posso così scrivere:

I diritti ∈ all’uomo
I diritti ∈ alla persona
Persona ∈ alle formazioni sociali
Formazioni sociale ∈ all’uomo

Vedi? si è frapposto un livello intermedio.

Ora, stabilita la tua ferrea e totale volontà di identificarti in un uomo, e verificato che questi è ricononsciuta dalla corporation, cosa accade se invece ti identifichi in una persona? A tale proposito mi sovviene quella norma del Codice Penale della corporation in parvenza di legge chamata REPUBBLICA ITALIANA, art. 494:

Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno.

Istigazione a delinquere

Ecco che lo scenario che si presenta potrebbe essere questo.
Alcuni agenti della corporaiton ti hanno indotto a credere di essere una persona per le ragioni che già abbiamo visto in precedenti post. Ti hanno “indotto in errore sostituendo la altrui persona“…”attribuendo ad altri (a te) un falso nome, o un falso stato“.

Oltre al fatto stesso di non essere tu una personalità (persona), risulta che detta persona non è nemmeno la tua legittima persona, bensì un surrogato omonimo di proprietà della corporation.

Inoltre, ti trovi di fronte ad agenti (forze di POLIZIA, GIUDICI, PROCURATORI, etc.) che, di fronte alla tua ferma affermazione di essere un uomo e non una persona, insistono comunque affiché tu ti identifichi con quella specifica persona surrogata alla tua.

Mi chiedo se questa non sia una istigazione a commettere un ulteriore “reato” (secondo la loro giurisdizione), quello di SOSTITUZIONE DI PERSONA. Per questo, mio malgrado, devo nuovamente citare un articolo del “loro” codice, art 414 Codice penale:

Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione etc.

Procura

Così, dal momento in cui visiti un tribunale, il primo reato sei indotto a farlo nell’identificarti con quella persona dallo specifico nome cognome che sei stato indotto a credere te, ma che non sei tu e che non è neppure tua!
Se non ti accorgi di tale errore, poiché sei tu che fai l’atto di identificarti, sei già caduto in fallo.
Poco inporta se sei stato indotto da altri, visto che non denunci questo fatto il “reato” contro di te non viene portato alla luce e quindi anche chi l’ha commesso passa impunito.
Diversa cosa per te che invece stai dichiarando il falso, ovvero di essere una personalità, persona, otretutto neppure legittima, visto che non ti appartiene ma ti è stata data in custodia.
Ecco che allora il PROCURA[at]TORE (da etimo chi opera e si prende cura di affari altrui) ha tutte le sue buone ragioni per prendere in procura i tuoi poteri e recitare il rituale del giudizio con piena delega di tutti i tuoi poteri e capacità. Infatti la sua procura è data dalla corporation che ha la proprietà di quella che credi essere la tua persona.

2 comments on “False identificazioni

  1. Emin

    Mi ha fatto piacere leggere il tuo articolo. Per ciò che ho sperimentato, la parola “essere umano” la vedo più indicativa dalla parola “uomo” , perché implica la doppia natura o la natura e la natura/origine della natura dell’uomo. Allora, l’identificazione è un atto di consapevolezza di Sé, tanto parziale quanto integra, cioè un atto di Coscienza. Una completa integrità di Coscienza è uno Stato di Coscienza, che può soltanto portare testimonianza di Sé. A questo livello, si proietta un’esperienza per 4 dicembre prossimo, dopo una fugace apparizione conclusa tramite il rimando. Parleremo con l’esperienza avvenuta. Emin

    Reply
    1. QuartAttenzione

      Il problema è che l’aggettivo qualificativo umano indica una qualità che, in quanto tale, può solo essere attribuita a chi non la possiede di natura come l’uomo. Dunque un cane affettuoso si può dire abbia uno sguardo umano ma definire un uomo essere umano, almeno dal punto di vista giuridico, vuole dire retrocederlo al grado di animale con qualità umane, il che spesso è anche tristemente vero in assenza di consapevolezza.
      Convengo su quanto scrivi in merito alla identificazione, certo ci sono molti livelli di identificaizone anche nella direzione di espansione coscienziale, dove l’ultimo livello di identificaizone è quello con l’assoluto, il quale, essendo non qualificablie e non limitato spazio temporalmente, chiude l’ouroboros della identificazione con il culminare di essa nella completa assenza della medesima non esistendo più alcuna divisione tra osservatore e osservato.
      A esperienza avvenuta dunque.

      Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *